Incidente alla Baja España Aragón 2001
Spero possa essere di utilità a qualcuno ritornare alla mia esperienza dell'epoca per riscontrare a che livello di ottusità si possa arrivare quando la slealtà viene aiutata dalla idiozia.
Giacomo Ferri

Zaragoza 14/7/2001 Baja España Aragon 2001 - 4.a prova Campionato di Spagna RaIlv TT

memoria scritta uso legale

L'incidente è avvenuto durante l'effettuazione della gara in oggetto durante la percorrenza del settore Road Book 317 non ricordo esattamente a che chilometro. Stavo procedendo in condizioni ottimali, concentrato, efficace e molto veloce. Dopo aver percorso una valletta in senso longitudinale, la pista, doppiato un tornante, iniziava una decisa salita sulla montagna con ampia curva verso sinistra. Inserita la 4ª marcia mi sono accorto di essere vicino al bordo sinistro della pista (lato valle) rispetto al centro del tracciato e, causa anche la velocità già sostenuta in quel momento, non sono riuscito ad evitare uno cedimento del terreno causato probabilmente dall'erosione dell'acqua piovana. Il pericolo non era segnalato in alcun modo, ne con uno dei previsti cartelli di pericolo, ne con una fettuccia delimitante, ne sul road book ufficiale. Sono finito dentro al vuoto sottostante cadendo dalla moto e quindi sono rotolato giù per la scarpata fino ad esaurire la mia corsa contro dei pietroni a circa 8-10 metri dal livello della strada. L'impatto è stato notevole ma non mi ha procurato alcuna perdita di conoscenza, anzi ho cercato subito di risalire al piano della strada in modo da poter valutare la situazione allo scopo di riprendere la competizione. Sono circa le hh. 11, non sono passati più di 2 minuti che il pilota-moto n. 121 Pablo Toral sopraggiunge sul luogo e mi presta immediatamente soccorso aiutandomi a risalire il pendio. E' in quel momento che capisco di essermi fratturato la clavicola sinistra e appare chiaro che non posso più proseguire. Lo stesso Toral mi consiglia di fermarmi. Mi rassicura che avvertirà immediatamente la successiva postazione di controllo affinché avviino immediatamente le procedure di intervento e mi consiglia di sedermi a bordo pista, a 3 metri dalla mia moto recuperata e posta sul cavalletto a lato destro della strada, contro lo scavo ricavato all'epoca in cui fu costruita la strada. Tutti i piloti moto che sono transitati successivamente (al momento della caduta ero ± in 6-7ª posizione su 88 iscritti) mi hanno visto seduto sul bordo destro, chi si fermava, chi rallentava appena per poi riprendere ad un mio cenno di ok, tanti esprimendomi l'intenzione di segnalare la situazione all'organizzazione. Tutto in ordine fino all'arrivo delle auto in gara. In quel momento ho cominciato a temere per la mia incolumità perché la posizione in cui mi ero seduto alla pseudo-ombra era proprio sulla traiettoria che le autovetture percorrevano a gran velocità ma obbligate a scartare verso destra per evitare la voragine già causa della mia caduta. Non mi ci è voluto molto a realizzare che rimanere in quella posizione era pericolosissimo e che, se ero scampato a più gravi conseguenze per la caduta, potevo tranquillamente lasciarci la pelle schiacciato da un auto contro il terrapieno a monte. Con la polvere che rendeva l'aria irrespirabile, il rumore assordante ed il caldo sempre più torrido (del vestiario di ordinanza mi è stato tolto il solo casco!), dopo la 4ª auto decido che devo trovare una posizione che, pur non allontanandomi dalla moto e dal luogo segnalato, come è buona norma in questi casi, possa mettermi al riparo da un possibile investimento ed anche isolarmi un po' da caldo e polvere. In fondo avevo preso un bella botta, avevo dolori vari e cercavo di mantenermi tranquillo in attesa dei soccorsi. Un motociclista di 44 anni, semi-professionista, che ha partecipato ad una decina di rally raid tra Africa e Asia, ad una trentina di bajas nella penisola iberica ed ad innumerevoli gare nazionali, ha la giusta esperienza per far fronte con la dovuta presenza di spirito alle situazioni che possono capitare durante lo svolgimento di manifestazioni di questo tipo; cioè trovare il giusto equilibrio tra la tutela della propria incolumità e la collaborazione con le unità addette al soccorso.
Attraversando la strada ho notato che, appena un metro e mezzo sotto il livello della carreggiata alcuni massi formavano una sorta di giaciglio che godeva di un timido accenno d'ombra. Mi decido a scendere verso i massi e provo a posizionarmi tra il coricato ed il seduto tipo poltrona reclinata. Il sollievo è immediato: sono al riparo dalla polvere perché l'aria, che arriva con una leggera brezza dal fondo valle, oltre a darmi un mimino di refrigerio, spinge la polvere delle auto verso l'alto. Decido di rilassarmi e mi addormento favorito dallo stato di prostrazione. Sento il rumore dei motori delle auto sempre più in lontananza. Il sonno credo sia durato una 20.ina di minuti e ricordo di aver percepito al risveglio il gracchio di un motore d'aereo anch'esso lontano. Vedo ad una altezza notevole un piper che passa, e di aver pensato ad un appassionato che possedeva una postazione privilegiata di osservazione della gara. Ho visto l'aereo passare un paio di volte. Intanto erano passate le 13 e dei soccorsi nemmeno l'ombra. Il numero delle vetture in gara mi pareva infinito, le vedevo percorrere la vallata sottostante e dopo poco le sentivo passare sulla mia testa a velocità sostenuta. Faceva sempre più caldo, l'ombra oramai inesistente. Alle 14 circa, dopo essermi riposato a sufficienza, ho ritenuto necessario togliermi da quella situazione assurda. Tre ore dovevano essere più che sufficienti per mandarmi almeno un'auto medica. Nel frattempo le auto hanno finito il loro primo passaggio. Rimonto sulla carreggiata e comincio valutare le possibilità. Andare nel senso di marcia a piedi ? tornare indietro ? il posto è veramente desertico. Poi mi ricordo che meno di un chilometro prima di dove sono, all'inizio della valletta, c'era una casetta di campagna con un spiazzo e degli alberi dove una pattuglia della Guardia Civil sostava per godersi il passaggio dei concorrenti. Per arrivare fino li non sono certo passati per la pista, pertanto esiste una strada che collega la casetta a qualche strada, magari asfaltata. Mi esamino fisicamente e decido di raggiungere la casetta a valle. Cavalco la moto in discesa per far partire il motore con una marcia alta inserita e guido con un solo braccio, facendo molta attenzione a non cadere nuovamente. L'operazione riesce, pian piano in prima arrivo sullo spiazzo ove non c'è nessuno, tanto meno la pattuglia. Però c'è ombra sulla scalinata della costruzione e li mi siedo fiducioso. Riprende il passaggio del secondo giro dei motociclisti: Esteve, Roma, Campbell, Steuri ecc. Ad un tratto ripassa un aereo, stavolta a più bassa quota. Potrebbe essere l'aereo di prima ? Ripassa una seconda volta più basso, faccio un cenno con la mano destra. Che c'entri qualcosa con l'organizzazione ? L'aeroplano ripassa un'ultima volta e comunica con me con un'oscillazione delle ali. Tra me e me penso: forse ci siamo finalmente! Dopo mezz'ora sento il motore di un 4x4 sopraggiungere da dietro la curva del tracciato che vedo a 100 metri da me. E' un'auto dell'assistenza sanitaria che, troppo impegnata nella guida, non mi vede nonostante io cerchi di segnalare la mia posizione, prende e tira dritto per la vallata. Dopo altri 15/20 minuti arriva una seconda auto medica che mi vede immediatamente. L'equipe sanitaria è stile "AR" ed è composta da 3 membri simpatici che scherzano con me, ed io con loro, e che mi chiedono da che ora attendo i soccorsi, rammaricandosi molto per il ritardo spropositato. Mi danno da bere. Mi visitano e medicano all'abbisogna. Decidono di chiamare l'elicottero via radio. Insomma sono oramai passate le 16 quando salgo con le mie gambe sull'elicottero prendendo posto a sedere per godermi almeno un po' di Aragona vista dall'alto. Il volo dura una 20.na di minuti e poi l'arrivo all' Ospedale Clinico Universitario de Zaragoza dove almeno 15 persone mi saltano amorevolmente addosso e dove mi sottopongono ad un controllo degno di questa definizione.
La mia assistenza di gara composta dagli spagnoli Francisco Martin e Alberto Blasco, coadiuvati da mia madre M.M. Comino, già a partire dal mancato passaggio alla ZA 3/Lacera, hanno chiesto informazioni agli addetti della organizzazione per sapere informazioni. Però, mentre i piloti che sopraggiungevano alla ZA3 rassicuravano la mia squadra sulle mie condizioni nonostante l'incidente e che avevano allertato i commissari di gara, dagli addetti ai lavori la risposta era che non gli risultava niente. Dopo 2 ore di attesa e le ripetute richieste di informazioni sul mio conto presentate a tutti gli addetti dell'organizzazione presenti sul posto e dotati di radio trasmittenti in collegamento con la direzione gara, la mia equipe decide di trasferirsi direttamente all' Hotel Boston di Zaragoza sede della direzione gara. Al Boston anche lo stesso direttore di gara con i responsabili non sanno che pesci pigliare pressati dalle insistenti richieste di informazioni avanzate dai miei assistenti. Gli animi si scaldano anche un po' e finalmente, a recupero dell'elicottero avvenuto, la direzione gara comunica che sono stato elitrasportato in un ospedale di Zaragoza, quale? Beh, non bisogna pretendere troppo.
Ai miei non resta che setacciare tutti gli ospedali e le cliniche della città fin a scoprire che sono ricoverato presso 1' Ospedale Clinico Universitario.

Mentre parliamo di Baja Aragón mi fa piacere ripercorrere attraverso una breve Galleria Fotografica le varie edizioni a cui ho partecipato
(mancano le foto del 2000)
1996 su XR630 prima partecipazione 14° assoluto

1997 su XR400: 2° classe 400 (12° assoluto)
nella foto i miei inseparabili assistenti spagnoli Francisco (sx) e Alberto con me festanti per il risultato
(sono le 2:30 di notte, sono partito il giorno prima alle 7,15 !!!)

1998 su XR400: vittoria classe 400 e 7° assoluto. Con me nella foto Gaston Rahier che terminò 2° la 400. Quel giorno nacque una amicizia che in futuro portò Gaston a correre nel mio Team il Rallye di Tunisia del 1999.

Ore 5:00, la preparazione delle mani prima dello start.
1999 XR440: Non fu un risultato blillante. Gareggia con 14 punti di sutura nel braccio sinistro remediati 15 gg. prima in una prova del Camp. Spagnolo (Guadalajara)
2000 su XR400: 4° di classe e 13° assoluto
purtroppo di quella edizione non ho foto

2001: partenza all'alba hh. 6:30
2001 su XR400: le premesse erano per una grande giornata con vittoria di classe e super piazzamento nella generale. Invece la caduta di cui si legge il resoconto in questa pagina mi fece salutare il possibile risultato della gara ed anche il Campionato di Spagna.
Mi consolai col titolo di Vice Campione. Il titolo andò a quel Pablo Toral che mi soccorse in occasione del mio incidente di cui in questa pagina.
FINALE DELLA STORIA
I miei straordinari assistenti spagnoli il giorno successivo mi esortarono a denunciare la Federazione Automobilistica Spagnola, organizzatore dell'evento, per il trattamento che mi avevano riservato per il ritardato recupero. Però pensai che in fondo, la gara era persa e con essa il Campionato Spagnolo. Che alla fin fine mi ero fratturato solo una clavicola, che anche se mi avevano recuperato 5 ore dopo mi avevano fatto fare un giro extra in elicottero. Non era il caso di adire a vie legali. Male, invece, malissimo!
Nel dic. 2001, dopo sei mesi, in segno di ringraziamento la FEA (Fed.Española de Automovilismo) presentò richiesta di un rimborso spese recupero sanitario di 2.117 €. alla nostra FIM. Palesemente tiravano a rcuperare dei soldi non dovuti visto che il costo esorbitante di quella gara doveva prevedere il recupero di eventuali incidntati (vedi Regolamenti Internazionali). La FIM oltre a girarmi la richiesta pari pari mi mise sotto provvedimento disci-plinare! Perché ? Non avevo denunciato l'infortunio e quando nel maggio 2003 richiedetti una licenza nazionale + "one event" mi rifiutò la licenza. Andammo avanti un po' comunicando tramite uffici legali (ecco perché la memoria di cui sopra) finché mi stufai definitivamente e lasciai perdere tutto. In seguito la FIM tornò sui passi, però senza mai scrivere una riga ne durante ne dopo, quando fra l'altro a me la licenza non serviva più. A quel punto la nausea mi era già arrivata oltre il livello del naso. Che soddisfazione ! Da quel momento non richiesi più la licenza ne la tessera.