21009

I PARERI DI CHI HA PARTECIPATO ALL'EDIZIONE 2008
senza filtri - censure - tagli

CARLO OGGIONNI - G.LUCA SILVA (da Soloenduro)
Abbiamo voluto accarezzare un sogno ... una gara africana ... così ci siamo iscritti al Tuareg Rally edizione 2008.
Carlo Oggionni con una Suzuki DRZ 400s
G. Luca Silva con una Suzuki DRZ 400e
Non sapendo a cosa si andava in contro, fin dalla fine di Agosto 2007 (data della nostra iscrizione al rally) abbiamo iniziato un allenamento basato soprattutto sulla corsa e sul nuoto, oltre ad aver cercato di utilizzare il più possibile le nostre moto in uscite varie o, piuttosto che niente, in pista. Fino al mese di Gennaio abbiamo inoltre utilizzato il tempo disponibile
per procurarci tutta l'attrezzatura necessaria ad "africanizzare" le nostre moto.
Con un occhio al portafoglio abbiamo cercato materiale usato quale:
serbatoi maggiorati, paramotori con riserva d'acqua e porta attrezzi, gps e quant'altro. Avendo già fatto qualche gara avevamo già l'attrezzatura da motorally
A questo riguardo dobbiamo ringraziare la ditta CEMOTO per il supporto datoci.
Da Febbraio a Marzo abbiamo trascorso lunghe serate nei nostri box lavorando sulle moto per prepararle ad un rally da circa 2300 km. Alla fine siamo partiti. Portiamo le moto fino a Genova (grazie anche all'aiuto degli amici genovesi che ci "ospitano") dove saranno caricate sul camion del "WA-WA Racing", un'organizzazione tedesca che ci farà da assistenza.
In aereo arriviamo in Spagna, dove al porto di Almeria ci sono le verifiche tecniche e burocratiche per l'ammissione alla gara. Terminate le procedure, che occupano l'intera giornata, ci distribuiscono i Road Book, ci caricano i waypoint sui gps e la sera ci si imbarca alla volta del Marocco.
L'indomani inizia il primo di otto lunghissimi ma indimenticabili giorni di gara. In poco tempo impariamo ad utilizzare i gps e scopriamo cosa siano i waypoint (questi sconosciuti).
La gara si sviluppa giorno dopo giorno su terreni molto diversi:
attraversiamo la catena dell'Atlante raggiungendo anche i 1600m. di quota ed assaporando sia i fantastici panorami che le impervie mulattiere. Poi arriviamo a sconfinate distese di sassi e percorriamo il letto dei fiumi che le solcano (che non sempre erano in secca) ... e finalmente ecco la sabbia degli erg ... bellissima, con colori cangianti durante la giornata e dune alte anche 300 metri.
Non tutti i mezzi seguono il medesimo percorso. Spesso il road book delle moto della categoria "profi" ci portava in tratti dove nè i quad né tanto meno le 4x4 sarebbero potute passare. I luoghi sono eccezionali e cerchiamo di ritagliare qualche piccolo spazio anche per le fotografie. Spesso attraversiamo villaggi dove i bambini più piccoli ti salutano mentre i più grandicelli si mettono al bordo della strada con il braccio teso verso di te e la mano aperta affinché tu gli possa "battere il cinque".
Ogni giorno qualcuno abbandona la gara, qualcuno perchè rompe irrimediabilmente il proprio mezzo, qualcun'altro perchè si fa male. Ci dicono che quest'anno l'equipe medica ha dovuto lavorare di più che nelle scorse edizioni. Qualcuno è stato anche rimpatriato d'urgenza (tra cui anche un amico di Genova per fortuna tutto si risolve per il meglio).
Ci rendiamo subito conto che il nostro obiettivo è arrivare alla fine della gara senza farci male. Perciò incuranti della classifica ci
adoperiamo per terminare il rally.
Purtroppo la moto di Luca si rompe al penultimo giorno di gara...è irrimediabile, è successo qualcosa nella scatola del cambio, il perno del pignone balla avanti e indietro ed è pure uscito tutto l'olio.. occorrerebbe aprire il motore, ma siamo troppo stanchi, non abbiamo il tempo né i pezzi di ricambio necessari.
Per fortuna è successo alla fine e le ultime due tappe sono solo trasferimento.
Ritorniamo in Spagna dove si percorrono gli ultimi chilometri prima dell'arrivo. Per noi è stata la realizzazione di un sogno. Abbiamo fatto il nostro primo (e forse unico) rally africano. Credo proprio che in questi dieci giorni molti percorsi, situazioni,
volti, panorami ci si siano impressi nel cuore e non ci abbandoneranno mai più.

per le foto vi rimando al mio sito (scorrete in basso alla pagina):
http://www.turtleteam.netsons.org/Tartarughe_al_tuareg_rally_2008/Tartarughe_al_tuareg_rally_2008.html


NELLO SANDRI (mail diretta 25/05/08)

risposta di Rainer Autenrieth (mail diretta 31/5/08)

Stimato Stefano
Abbiamo già discusso l'argomento elicottero precedentemente.
Un elicottero non migliora la sicurezza perché non può atterrare nelle dune o in un canyon o con vento forte. Un elicottero è comparabile ad una auto più veloce ma deve percorrere una maggiore distanza. Pertanto non è sempre il più veloce.

Questo anno abbiamo avuto 5 buone auto medicali. Il tempo medio per una equipe medica di arrivare sul luogo dell' incidente è stato approssimativamente di 10-20 minuti. Una media nella stessa misura della Germania. Questo tempo contenuto è possibile grazie alla rapidità delle informazioni ed alla velocità di percorrenza dell’ unità di soccorso per raggiungere il luogo dell’incidente.
La totale immobilità di una persona può essere praticata da 4 delle nostre auto. Due di esse contano su un equipaggiamento migliore rispetto alla media in Europa. La qualifica di Oliver e della sua equipe medica sono tra le più alte che si possono trovare.

La cosa più importante in questi casi è portare gli aiuti sanitari il più velocemente possibile alla persona vittima di incidente.
Il tempo necessario per portare eventualmente una persona in ospedale (in Europa) è direttamente in relazione alla comunicazione con l’ assicurazione.
Qualità e rapidità che quest’ anno abbiamo migliorato con il nostro nuovo concetto di assicurazione.

Per approfondire e capire la nostra filosofia per la sicurezza guarda cortesemente anche
www.marokko-rallye.de/info_security.pdf.

Se Stefano ha delle idee supplementari noi siamo aperti per migliorare la sicurezza.

Ciao Giacomo
ti scrivo solo adesso le mie osservazioni per la scorsa edizione della gara.
Per prima cosa sposo in toto quello che ho visto già scritto sul sito da parte di Ugo Stancari e di "Biscia" Calesini , che saluto anche da qui .
Il problema sicurezza, a mio parere, rimane il vero punto buio di questa bellissima manifestazione .
Pur avendo una buona equipe medica non e' però pensabile di assistere 200 equipaggi sparsi per il deserto con un paio di jeep in modo sicuro .
Sia i tempi di recupero sono troppo lunghi , sia i problemi di impossibilità di fare una totale immobilità nei casi che lo richiedano.
Quest' anno vi sono stati incidenti molto gravi , spero che non si debbano aspettare fatti ancor peggiori per prendere le opportune precauzioni ,
facendo pagare qualche cosa in più a testa per avere il supporto dell'elicottero.
Ammiro Rainer e tutta l'organizzazione tedesca, per la passione e l'impegno che ci mettono ogni volta, però devono capire che il Tuareg NON
e' più una gara amatoriale ,pur essendo questa la sua definizione , o quantomeno non lo deve essere sotto quest' aspetto di vitale importanza.
E' necessario fare un salto qualitativo importante, non sono più le prime edizioni, dove gli iscritti erano qualche decina di amici e si
trattava di una sorta di rimpatriata annuale nel deserto.
Tutto il resto passa in secondo piano, anche le giuste critiche per la formula delle penalità , che in effetti rischiano di demotivare un sacco
di gente sopratutto dopo la fine della micidiale Koenig-tappe. Un altro aspetto che mi lascia un po' perplesso rimane ancora la
distinzione profi-amatori , e sicuramente pure a te ogni anno arriveranno un sacco di domande riguardo a questo , con mille dubbi se fare l'una o
l'altra . E' un confine troppo labile, che secondo me andrebbe distinto e precisato in maniera definitiva facendo una classe di licenziati ( magari
Con una licenza marocchina al posto della costosa internazionale, se si può ovviamente ) ed una classe amatori vera .
Suddividerebbe meglio chi tiene anche alla competizione da chi invece cerca quasi esclusivamente il giro , senza pensare troppo ai controlli o
ai tempi da rispettare.
Piccola parentesi personale: non ti ho mai detto che uno dei motivi principali per i quali mi sono iscritto anche quest' anno era proprio la
sfida con quella brutta stronza di quarta tappa ( si può dire brutta qui, vero ? ) .
Dopo che il primo anno ci ho bruciato dentro una frizione e il secondo ho dovuto fermarmi prima di fare la torcia umana , perchè avevo il serbatoio
bucato, quest'anno l'ho aspettata con lo stesso spirito dei duelli al sole nei film di Sergio Leone , pistola nella fondina e cinturone a vita
bassa. Il cappello da cow boy non ci stava sopra al casco se no ce l'avrei messo.
A casa ogni tanto mi rigiravo nel letto prima di prendere sonno e mi vedevo li' dentro quell'inferno , e mi dicevo "Chissa' se quest'anno torno
con le pive nel sacco 'naltra volta" ?.
Ho guidato le prime 3 tappe con la mente gia' proiettata li' , volevo arrivarci il piu' possibile fresco , per prenderla finalmente per le corna
( perché ha le corna vero ? ). Verso la metà del secondo giro ho avuto paura di non farcela per l'ennesima volta , ero caduto 3 o 4 volte nell'ultima mezzora , e in quei casi le forze se ne vanno in un istante . Poi a meta' del terzo spacco il supporto del gps e arrivo all'assistenza con il mio bel Garmin appeso solo
al filo dell'alimentazione che sballottava ovunque , ma miracolosamente ancora funzionante . Massimo , il meccanico di Biscia , e il nostro Angelo
me l' hanno sistemato in 5 minuti con un lavoro da squadra ufficiale e sono ripartito per l'agognato e ultimo quarto giro .
Ho cominciato a contare i km all'arrivo , non mi sembrava possibile che stessi per farcela e cosi' magicamente la stanchezza se ne e' andata , ho
fatto gli ultimi 5 o 6 km con una specie di risata isterica ,e mi vergogno a dire anche qualche lacrimuccia , poche però, i piloti da deserto non provano emozioni quasi mai (...si vabbe' questa tagliala che e' meglio.... ) , mi dispiaceva quasi che la fine fosse vicina , perchè in quel momento per me e' finito il mio personale rally .Avrei anche potuto tornare a casa in quel momento , che sarei stato felice . Ho conservato il Road Book della bastarda come un cimelio , e prima o poi ci
faro' un quadretto da appendermi in garage e riguardarmi durante le manutenzioni alla moto con un sorriso.
Anche questo e' il Tuareg ,una piccola sfida personale diversa per ognuno ,per noi "pilotini della domenica" che da piccoli stavano con la bocca
aperta davanti alle immagini in televisione di De Petri o Orioli , sognando un giorno di fare qualcosa di vagamente somigliante.
Per questo mi dispiace che non si apportino queste piccole correzioni per farlo diventare un evento "quasi" perfetto.
Quest'anno sono stato orfano dei miei amici Andrea Revel e Gianni Ronco con i quali avevo condiviso le prime 2 edizioni e devo dire che mi sono
molto mancati , sono 2 persone speciali che non passano inosservate .
Vorrei da ultimo salutare tutti i ragazzi italiani , e ringraziare , oltre a te ,in particolare Alessandro Madonna e i grandissimi del Team "Energia
e Sorrisi" , per essersi fermati ad aiutarmi a ripartire ( qualche guasto alla moto ogni anno ci vuole altrimenti non torno a casa felice...)
durante la speciale della sesta tappa , perdendo del tempo insieme a me.
ciao
Stefano
.
GIOVANNI MANEA (mail diretta 17/04/08)
Ciao Giacomo,
se dovessi esprimere tutte le mie emozioni dovrei scriverti un poema, cercherò di riassumerle in poche righe.
Alla mia prima esperienza rallystica ho avuto un approccio carico di entusiasmo, ho cercato di prepararmi al meglio sia fisicamente che mentalmente, purtroppo ho peccato nella scelta del mezzo. Preso in affitto, mi sono fidato di persone che si sono rivelate inaffidabili.
Infatti dalla grande eccitazione dell'inizio gara sono passato all' immensa delusione della tappa, quando dopo circa 100 km si è rotta la moto in maniera irreparabile. Non mi vergogno di dire che quando ho realizzato la gravità della rottura, avevo le lacrime agli occhi...
Il mio carattere mi porta a dire meglio la moto che un infortunio, e poi... è un ottimo motivo per dire andrà meglio l'anno prossimo!!
Le valutazioni sull'organizzazione sono sicuramente positive, una critica verso il camion dell'assistenza che dopo aver caricato la moto al mio ritiro, a causa del fissaggio non appropriato, gli è caduta provocando ulteriori danni al mezzo, vediamo se Rainer mantiene la parola data.
Concludo ringraziando Giampietro Dal Ben e Stefano Carlotto di Energia e Sorrisi, a tutti voi invece dico... CI VEDIAMO LA PROSSIMA EDIZIONE!

UGO STANCARI (mail diretta 16/4/08)
Ciao Giacomo
Organizzazione estremamente efficiente, mai un intoppo o un ritardo, persone sempre sorridenti e disponibili, medici all'altezza e competenti. Un plauso sincero anche a te, nel tuo compito di "ponte" tra loro e noi italiani. Ottima anche la logistica, almeno per noi che abbiamo sempre dormito in albergo...
Sicurezza: poca. Capisco che i costi lieviterebbero, ma un elicottero ci vorrebbe. In mezzo alle dune, dove non c'è una pista preferenziale, se un motociclista cade e resta immobilizzato o senza conoscenza in un catino, nessuno lo vede, anche se passa a pochi metri da lui. Anche nelle piste si può sbagliare strada, e se cadi 20km lontano da dove passano gli altri sono c.... Oltretutto i terreni, che spesso consentono velocità alte, come tu ben sai nascondono tanti veri e propri trabocchetti, non sempre segnalati nel road-book.
Formula di gara: non riesco a digerire il quarto giorno, tutto nelle dune, ad "eliminazione", che penalizza di ore chi non riesce, per qualsiasi motivo, a completare lo stage. Finisce che per la classifica questo giorno è determinante, e non serve guidare bene per 2000km se hai avuto un'incertezza là in mezzo. Oltretutto ho chiesto ad altri piloti, ma nessuno, anche dei migliori, lo considera divertente: è un patimento utile solo per chi vuol fare classifica. Non sarebbe meglio fare un'altro anello come il terzo giorno, magari attraversando anche cordoni di dune, ma senza girarci dentro fino alla nausea?
Percorsi: sono bellissimi, però andrebbero variati maggiormente da un'edizione all'altra. Certi "veterani" del Tuareg sapevano le speciali veramente a memoria...
Durezza: caspita, è veramente duro! Credo che la definizione "amatoriale" tragga in inganno. Il ritmo è elevato, tra l'altro il livello dei partecipanti mi è sembrato piuttosto alto, con molti "dakariani" agguerriti. Finire il Tuareg è veramente una soddisfazione. Forse è un pò discutibile inserire dei tratti di enduro quasi trialistico, come il primo giorno, oppure 20km di greto con roccioni da saltarci sopra, perchè personalmente mi piacciono i pezzi duri, ma di solito li faccio in Italia con il Gas-gas 300 2T (100kg): nel Tuareg ti ci mandano con moto da 160 kg, evidentemente idonee al altro tipo di percorso...
Nonostante questi "appunti" il mio giudizio complessivo è comunque sicuramente positivo. L'ambiente è sempre fantastico, i panorami meravigliosi, le serate con gli amici vecchi e nuovi sono sempre divertenti.

Due note anche sulla mia gara: come sai, data l'età non più verdissima non avevo certo ambizioni di alta classifica, ma la gara è sempre gara e quindi ho fatto del mio meglio, senza esagerare. Alla fine del primo giorno ero 10°, poi nel secondo giorno ho avuto problemi col GPS e mi sono perso. Il quarto famigerato giorno, dinuovo col GPS incasinato, e dopo troppe cadute, ho avuto un mezzo crollo psico-fisico (per andare bene in questi rallye devi essere a posto anche di testa, non solo di fisico) ed ho completato solo una parte del percorso, buscando un mare di penalità. Le altre tappe sono andato benino, ed il 37° posto finale mi sta pure bene. La moto (BETA 525 preparata da Boano) è stata perfetta e velocissima.
Per la prossima edizione devo pensarci un pò. Vedremo se il Team dei Genovesi sarà di nuovo al via. Per ora un grazie di cuore ed un salutone a tutti gli amici con i quali ho condiviso otto giorni di fatiche e di soddisfazioni!


SIMONE MARZIANO (mail diretta 16/4/08)
Bella esperienza a misura d'uomo con il fascino della vera navigazione sul deserto.
Orga ha saputo gestire una quantità rilevante di partecipanti in modo perfetto.
Un solo appunto, sulla sicurezza:
vero è che la mission principale di Rainer è la sicurezza ma è anche vero che ogni incidente è evitabile o si possono ridurre le conseguenze. Probabilmente negli altri rally il numero delle persone incidentate è maggiore del Tuareg ma ritengo che per la sicurezza non si fa mai abbastanza.
Quindi il mio è un invito a migliorare ulteriormente le info sul roadbook o al briefing (in qualche caso fettucciare il percorso) al fine di migliorare sempre di più.

Il tuo operato dopo un pranzo italiano allo Chavalier? Perfetto!


SANDRO "BISCIA" CALESINI (mail diretta 14/04/2008)
Mi sono divertito tantissimo. Paesaggi meravigliosi e mai monotoni. Percorsi differenziati per Moto-Profi degni di una gara di enduro.Organizzazione “tedesca” (nel senso positivo del termine) ma sempre disponibile.
Cibo discreto e abbondante, tende confortevoli.

Ora le “critiche”:
- il concorrente che salta un Controllo di Passaggio viene penalizzato in modo eccessivo (2 ore per ogni successivo CP previsto nella tappa, se nel DUNA-RACE si saltava il primo CP, la penalità era 2 ore X 19 CP = 38 ore), questo è demotivante per proseguire la gara.
- Sarebbe bello (ma non so se possibile) mantenere “aperta” la gara fino all’ultimo giorno, prevedendo speciali anche in Spagna (e speciali più lunghe l’ultimo giorno in Africa)
Giudizio assolutamente positivo

P.S.: per l’anno prossimo SCONSIGLIA il traghetto LIVORNO-BARCELLONA ai partecipanti (ritardo all’andata: 9 ore, al ritorno: 4 ore).

DARIO CAMPAGNOLO (mail diretta 13/4/2008)
Carissimi Mimmo e Chicco (Ferri e Vernetti ndr)
voglio ringraziarvi di cuore per l'aiuto e la pazienza accoradata durante il Tuaraid.
E' stata un'esperienza bellissima sia sul piano turistico-motociclistico che su quello umano.
Per me è stata un po'una sfida personale, che mi ha permesso di avere delle conferme, una specie di prova del nove...


SANDRO "BISCIA" CALESINI (dal Forum di SOLOENDURO.IT 11/04/2008)
Evidentemente la formula "tuareg rallye" mi è congeniale:
- navigazione si, ma non assillante come per i motorally italiani
- tratti veloci (mai oltre i 140 all'ora)
- pezzi enduristici al 100% (sono anche sceso dalla moto un paio di volte)
- soprattutto speciali lunghissime (evidentemente comincio a dare il meglio dopo 4 o 5 ore cronometrate!)La fortuna di essere fin da subito insieme ai primi mi ha caricato tantissimo, oltre che farmi capire che passo tenere...E' stata un'esperienza davvero unica per emozioni, compagnia e paesaggi (in una tappa siamo partiti alla mattina presto dalle dune e prima di sera avevamo guadato fiumi con montagne innevate all'orizzonte... incredibile il Marocco).Ho rischiato un pò troppo in un paio di occasioni (salto dalla cima di una duna tagliata di 4 o 5 metri, dopo di me ci hanno lasciato 2 gambe!) ma per fortuna tutto è andato per il meglio.Sarà davvero dura tornare alla realtà e ricominciare a prendere paga anche al regionale!Il momento più difficile del rally? in Spagna, dopo l'arrivo: ho pestato una bisciolina morta nel parcheggio dell'hotel 4 stelle...


MARCO FAVERZANI - Jeep Profi (da International Forum del Tuareg Rallye 11/04/08)
Anche quest'anno siamo riusciti a toglierci bellissime soddisfazioni in questa edizione del Tuareg Rally, ma purtroppo dobbiamo dire che ci aspettavamo molto di più... IL ROAD BOOK ERA MOLTO SPESSO IMPRECISO SUL CONTEGGIO DEI KM, MOLTI PERICOLI NON VENIVANO SEGNALATI. La competizione dura circa 7 giorni, ma in realtà gli unici giorni che contano sono i 2 giorni sulle dune di Merzuga! COSA ASSURDA!!!!!! I checkPoint nascosti quest'anno erano pochissimi e praticamente impossibile non trovarli. Insomma se non si seguiva il Road Book ma si seguivano i punti sul GPS si faceva prima e si risparmiava strada, dato che chi lo faceva non veniva penalizzato!!! Praticamente credo sia diventata una gara di velocità e non di NAVIGAZIONE. INOLTRE il tracciato era lo stesso dell'anno precedente. Siamo molto delusi, non credo parteciperemo l'anno prossimo.

SERGIO CORTES ROBLES - Moto Profi (da International Forum del Tuareg Rallye 11/04/08)
Magnifico rallie y organizacion perfecta .
mil gracias por la atencion , cuidados y soluciones de la caida de Federico.
GRACIAS